Disturbi d'ansia

La vostra visione apparirà più chiara soltanto quando guarderete nel vostro cuore.
Chi guarda l’esterno, sogna. Chi guarda all’interno si sveglia.

 

(Carlo Gustav Jung)

Disturbi d’Ansia

L’ansia è una emozione fisiologicamente normale che, al pari di tutte le altre emozioni, svolge un ruolo fondamentale nel garantire la sopravvivenza dell’organismo, in quanto lo predispone ad affrontare gli stimoli esterni minacciosi (reazione d'emergenza). Da un punto di vista organico è caratterizzata da una serie di reazioni e cambiamenti, che consentono all’organismo di essere pronto all’azione necessaria per sostenere uno situazione impegnativa: la pressione del sangue e la frequenza cardiaca si innalzano, la sudorazione aumenta, il flusso sanguigno verso i più importanti gruppi muscolari è accresciuto per essere pronti all’azione, le funzioni del sistema immunitario e quello digestivo rallentano per dare maggiore spazio alle altre.

L’ansia può diventare patologica laddove l’individuo non riesca ad utilizzare le proprie risorse, fisiche ed emotive, per affrontare in modo funzionale lo stimolo esterno minaccioso, ma resta imprigionato dentro lo stato emotivo ansioso che, per il suo eccessivo protrarsi nel tempo, si trasforma in una condizione estremamente spiacevole. L’ansia non esitata nella gestione di uno stimolo reale esterno implode nella mente e nell’organismo lasciando, nella prima, uno stato di tensione, agitazione e paura che a lungo andare può incidere pesantemente sull’autostima. Ad un livello più strettamente organico può incidere in vario modo sullo stato di salute della persona, dall’aumento eccessivo della pressione, alla creazione di disfunzioni nell’attività del cuore o del sistema immunitario. Data la profonda connessione che lega ed integra la mente e il corpo, gli esiti di uno stato di ansia generalizzata protratta nel tempo possono essere molteplici, ma molto spesso hanno un effetto invalidante nello svolgimento di importanti aspetti della vita quotidiana, dal lavoro alla gestione degli affetti e delle relazioni interpersonali.

 

Significato Clinico

Uno stato di ansia persistente, generalizzato e ingiustificato rispetto agli stimoli esterni rappresenta una condizione che difficilmente può trovare una interpretazione razionale: per quanto si tenti di spiegare ad una persona in preda all’ansia che non c’è nulla di cui agitarsi, o che la reazione emotiva che sta vivendo sia in sé qualitativamente giusta ma quantitativamente spropositata rispetto alla realtà esterna, nessun tipo di ragionamento o spiegazione sono in grado di infondere la giusta dose di serenità e lucidità, l’emozione rischia quasi di fagocitare la mente . Inoltre molto spesso accade che una persona notoriamente ansiosa di fronte a situazioni banali o comunque non stressanti, reagisca con piena lucidità e coerenza emotiva se messa di fronte a eventi realmente ansiogeni o pericolosi, che richiedono fermezza e sicurezza, agendo in piena contraddizione rispetto alla propria emotività. La prima considerazione che viene da fare è che l’ansia rappresenti una risposta irrazionale e disfunzionale da parte di una mente perfettamente funzionale ma annebbiata, che, al di fuori della condizione emotiva paralizzante, è perfettamente in grado di ragionare e individuare una modalità altra di funzionamento, più competente e adeguata alla situazione. Quindi le risorse razionali ed emotive ci sono, ma non vengono riconosciute, legittimate ed utilizzate. La rinuncia alle proprie capacità, e quindi ad alcuni aspetti vitali e funzionali del Sé, oltre a lasciare la persona esposta di fronte alle difficoltà della vita, la svuota di valore, perché si fa strada la convinzione di non essere in grado di funzionare adeguatamente, un’idea distorta che a sua volta alimenta la sfiducia in sé stessi. Tutto questo, purtroppo e inevitabilmente, rafforza la rinuncia a mettersi in gioco, creando un pericolosissimo circolo vizioso.

L’ansia assolve dunque ad una paradossale ma precisa funzione: copre, occulta e si sostituisce alle risorse funzionali della persona. Nasce spontanea la domanda “Perché”? Perché rinunciare ad affrontare una situazione di vita “normale”, quando si è riusciti a gestire problemi ben più complessi come sul lavoro, nello studio o in altri aspetti della vita. Ma siamo sicuri che il soggetto ansioso sia realmente consapevole delle sue reali risorse, o forse è lui stesso che le ignora e non le valorizza, rinunciando a sé stesso e poi, in secondo istanza, ad affrontare la sua ansia? Certo è fuori discussione che l’ansia renda incapaci ad affrontare alcuni aspetti della vita, o perlomeno consenta di confermare questa ipotesi di incapacità, ma se mettiamo al centro della nostra analisi dei fatti non più il sintomo ma la persona che lo subisce, è possibile proporre un’altra lettura del problema:

Se il più grande dramma e timore di un individuo è quello di sentirsi impotente e incapace, sicuramente uno stato d’ansia potrebbe essere sia la naturale e tragica conseguenza di questa errata e irrazionale convinzione, sia la sua drammatica ma reale conferma. Una distorta immagine di Sé diventa dunque la Causa e l’Effetto dell’ansia.

 

La Terapia

La Psicoterapia, qualunque sia il metodo e la base teorica, ha sempre lo stesso ed unico obiettivo: “raggiungere maggiore consapevolezza di Sé”. Se l’ansia rappresenta, in quanto sintomo o malattia che si voglia, la concretizzazione di un malessere emotivo, come ad esempio la febbre è la manifestazione concreta di uno stato infiammatorio, la cura non sta tanto nella eliminazione del solo sintomo (ansia/febbre) ma della sua origine interna (trauma emotivo/infiammazione). Se l’ansia consente, nella sua tragicità, di confermare l’ipotesi di una immagine svilita di Sé stessi, basata su una auto valutazione errata delle proprie competenze, risorse, limiti ( insomma della propria Identità), una maggiore e più autentica conoscenza e consapevolezza di Sé, costruita solo ed esclusivamente sulla base della reale esperienza, aiuterà gradualmente ad essere più attivi e presenti a sé stessi e alla propria vita.

Ma se la salvezza sta nel riconoscere a Sé stessi le proprie risorse e capacità, ovvero la propria Soggettività, perché nei soggetti ansiosi è così difficile o impossibile realizzare un percorso così semplice, lineare e naturale? Ovviamente perché alla base di questo enorme equivoco c’è un trauma, o se vogliamo una distorsione ancora più profonda, ovvero, per una serie di ragioni diverse per ognuno, la percezione distorta di Sé stessi si è strutturata sulla base di una intima e primaria convinzione, antecedente e al di sopra della stessa esperienza reale, di essere degli incapaci, inadeguati, fallimentari . Questa ipotesi distorta di fondo è la vera malattia da debellare, la nostra infiammazione interna, che la Psicoterapia eliminerà costruendo e ricostruendo, gradualmente e realisticamente, una Immagine più realistica e autentica di Sé, definita sulla base dell’esperienza, e non più viceversa, che andrà a sostituirsi alla Distorsione inadeguata che muove tutto il dolore e la frustrazione, e quindi l’Ansia.

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