Autostima

Lo stesso problema di vita per un Pessimista sarà un ostacolo insormontabile che lo distruggerà, per l’Ottimista sarà una nuova e stimolante sfida da affrontare che lo rafforzerà, per il Realista sarà “un problema”, ovvero una gran rottura di scatole, che sarebbe stato meglio non avere, ma che si impegnerà al massimo per risolvere.

Io.

Autostima

L’autostima può essere definito come il processo di valutazione di Sé che consente all’individuo di definire il proprio valore personale, è dunque per definizione un processo di conoscenza della proprio Identità, che si basa su un continuo lavoro di raccolta ed interpretazione di informazioni interne di natura percettiva, cognitiva e affettiva, ed esterne strettamente connesse a tutte le molteplici situazioni che definiscono la quotidianità di ciascuno. Si struttura sulla base di una complessa e mutevole integrazione tra la nostra realtà interna, fatta di bisogni, affetti, desideri, paure, aspettative, e la realtà esterna che può agevolarla o ostacolarla. La sfida che quotidianamente ciascuno di noi deve affrontare è la difficoltà a mantenere una Immagine di Sé realistica, costruita sulla base delle esperienze realmente vissute, dando il giusto spazio sia ai successi ottenuti, sia ai fallimenti. Con il tempo si potrà strutturare una visione di sé stessi equilibrata, mutevole ed integrata, che tenga in giusto conto sia le proprie capacità, attitudini, risorse, sia i limiti e le incapacità. Un contatto diretto ed autentico con Sé stessi e con la realtà esterna può consentire di avere il giusto nutrimento dai successi e le gratificazioni, che rappresenteranno il nostro cappotto caldo con cui proteggersi nei giorni freddi, creati dal dolore e dalla frustrazione della delusione e del fallimento.

Problematiche dell’Autostima

Quando si parla di problemi connessi all’autostima in genere si usa l’espressione “avere una scarsa autostima”, intendendo dire che avere una stima o valutazione della propria persona svilita rispetto alla realtà, sia la causa sostanziale del malessere dell’individuo. Sulla base di quanto affermato un eventuale lavoro psicologico finalizzato alla eliminazione del problema, dovrebbe avere lo scopo di ridefinire la percezione di Sé innalzando i livelli di autostima. L’ipotesi che viene qui proposta è differente perché definita da un vertice di interpretazione diversa del problema: quando si parla di dolore emotivo legato a problemi di autostima, la radice della sofferenza non sta solo in un svalutazione della propria persona, ma, in termini più generici, in una distorta percezione di Sé, dei propri limiti, difficoltà, capacità, risorse, attitudini, in una sola parola della propria Soggettività.

La distorsione di cui si parla rappresenta il punto di origine di ogni disagio psicologico, dall’ansia generalizzata ad una vera e propria psicosi. In termini metaforici si potrebbe paragonare l’Immagine che la persona ha di Sé al nostro Sistema Immunitario: da un corretto funzionamento del Sistema Immunitario trae origine il benessere fisico dell’Individuo, da una adeguata Autostima dipende la sua serenità emotiva. Così come il primo non assicura il corpo dall’assenza di malattie ma lo mette nella condizione di poterle affrontare senza soccombere, analogamente una adeguata Percezione di Sé non preserva dalle sofferenze e delusioni che purtroppo la vita ci riserva, ma consente alla mente di viverle e affrontarle, senza “ammalarsi”. Ma che cosa si intende per adeguata autostima? Se partiamo dalla sua definizione, ovvero la valutazione che un individuo ha di sé stesso, sulla base delle informazioni che quotidianamente recepisce dalla realtà, interna ed esterna, si comprende come alla base vi sia un graduale processo di Conoscenza di Sé, strutturato sulla base delle esperienze vissute ogni giorno. Ovviamente ogni situazione vissuta (realtà esterna) avrà dal soggetto che la esperisce una sua personale lettura e interpretazione (realtà interna), che sarà il risultato di una integrazione tra l’esperienza concreta ed i propri modelli mentali. Se le situazioni vissute portano ad un successo e, quindi, ad una gratificazione, viene rafforzata una immagine positiva di sé stessi, in alternativa, quando si vive la frustrazione di un fallimento la persona mette in discussione le proprie competenze e rivaluta le sue capacità. Ciò che da stabilità al processo e fa propendere per una valutazione rispetto ad un’ altra è sia il valore relativo dell’esperienza, sia l’aspetto quantitativo. Ad esempio, se a scuola (come nella vita) la maggior parte dei voti è positiva (quantità), ed è negativa soprattutto in materie secondarie (valore relativo), la valutazione finale dei professori, che sarà il risultato dell’integrazione delle singole votazioni, sarà sicuramente positiva, con dei normali e costruttivi margini di miglioramento. Ebbene se l’alunno ha una stima di Sé non coerente con la realtà si potrebbero creare diversi scenari possibili, che si sviluppano lungo un continuum che va dalla situazione in cui il ragazzo, pensando di essere bravissimo (alta autostima), non si interesserà in alcun modo alle sue difficoltà, con il rischio che possano peggiorare senza che si possa fare nulla, candidandosi alla sofferenza di una possibile delusione. All’estremo opposto troviamo l’alunno che vede solo gli aspetti negativi del suo rendimento, proponendo una sua personale valutazione svilita di sé e delle sue capacità. E’ ovvio che nella realtà le situazioni non sono mai così nette e definite come nell’esempio riportato, però non si può negare che la stessa identica esperienza può essere vissuta in maniera molto diversa, a seconda dello schema mentale con la quale viene interpretata. Per cui se alla base della identità dell’individuo si pone un livello di autostima inadeguato, l’interpretazione della realtà e il rapporto con essa potrà risultarne penalizzato.

Ma per quale motivo si dovrebbe essere portati a sovra o sottostimare la realtà, se questo tipo di valutazione poterà inevitabilmente a farsi un autogol, non sarebbe più semplice valutare le cose e, in primis, sé stessi per quello che realisticamente si è? La risposta sta nello schema mentale di riferimento già presente e strutturato nell’individuo, attraverso il quale si interpreta sé stessi (autostima), il mondo e l’esperienza di esso: se, come abbiamo detto all’inizio, questo è distorto tutto il resto non funzionerà in modo adeguato. La Psicoterapia porta innanzitutto a questa prima consapevolezza, all’individuazione del problema, cioè della distorsione di base e della confusione che ne deriva. Il passaggio successivo sarà costruire insieme un modo nuovo di valutare Sé Stessi, più realistico, un Modello Mentale alternativo basato sull’esperienza e che da essa trarrà nutrimento.

L’obiettivo sarà avere una Realistica Autostima, senza essere né Pessimisti, né Ottimisti. Solo questo potrà garantire libertà di Pensiero e di Scelta.

 

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